Entrare in una casa napoletana durante le feste natalizie significa essere avvolti da un profumo inconfondibile, un’alchimia di spezie, agrumi e mandorle tostate. È il profumo dei roccocò, i biscotti iconici che non possono mancare sulla tavola di Natale. Ma dietro questo simbolo di convivialità si nasconde un’annosa questione che divide le famiglie: roccocò duri o morbidi?
La tradizione li vuole durissimi, quasi spaccadenti, concepiti per essere inzuppati generosamente nel vermouth, nel marsala o in un vino passito, ammorbidendosi lentamente fino a raggiungere la consistenza perfetta. Eppure, c’è chi li preferisce più teneri, godibili anche senza l’accompagnamento alcolico. Oggi, vi svelo non una, ma due ricette in una. Vi guiderò passo dopo passo nella preparazione di questo dolce leggendario, consegnandovi il segreto per decidere voi stessi la consistenza finale. Niente più timori per le otturazioni dei vostri ospiti: da oggi, il roccocò perfetto, che sia un sasso o una nuvola, lo create voi. Indossate il grembiule, l’aroma del Natale sta per invadere la vostra cucina.
25 minuti
20 minuti
facile
€€
Ingredienti
Utensili
Preparazione
1. La preparazione delle mandorle
Il primo passo per un roccocò eccezionale è la tostatura delle mandorle. Preriscaldate il forno a 180°C in modalità statica. Distribuite le mandorle intere, con tutta la loro preziosa buccia, su una placca da forno in un unico strato. Infornatele per circa 8-10 minuti. Dovete sentirne il profumo intenso e vederle leggermente dorate. Attenzione a non bruciarle, altrimenti conferiranno un sapore amaro al risultato finale. Una volta tostate, sfornatele e lasciatele raffreddare completamente. Questo passaggio è fondamentale perché la tostatura esalta il sapore della mandorla e la rende più croccante, un elemento chiave nella consistenza del roccocò.
2. La creazione dell’impasto
In una ciotola molto capiente, o nella ciotola della vostra planetaria, versate tutti gli ingredienti secchi: la farina setacciata, lo zucchero, il pisto napoletano, una miscela di spezie tipica composta da cannella, noce moscata, chiodi di garofano e coriandolo, l’ammoniaca per dolci, un agente lievitante che garantirà la giusta friabilità, e le scorze di agrumi in polvere. Mescolate tutto con un cucchiaio per distribuire uniformemente le polveri. Aggiungete ora le mandorle tostate e ormai fredde, e date un’altra mescolata. È il momento di aggiungere l’acqua. Versatela a filo, molto lentamente, mentre impastate con le mani o con il gancio della planetaria a bassa velocità. Dovete ottenere un impasto molto sodo, compatto e un po’ appiccicoso. Non lavoratelo eccessivamente, giusto il tempo di amalgamare tutti gli ingredienti. L’impasto deve essere omogeneo ma rustico.
3. La formatura dei roccocò
Trasferite l’impasto su un piano di lavoro leggermente infarinato. Prelevate delle porzioni di impasto di circa 80-100 grammi l’una. Lavorate ogni porzione con le mani per formare un salsicciotto lungo circa 15 cm e spesso un paio di centimetri. Unite le due estremità del salsicciotto, premendo bene per sigillarle, e dategli la forma di una ciambella leggermente schiacciata, che in napoletano si definisce a tarallo. Disponete man mano i vostri roccocò su una placca foderata con carta da forno, lasciando un po’ di spazio tra l’uno e l’altro perché in cottura tenderanno a gonfiarsi leggermente. In una piccola ciotola, sbattete leggermente il tuorlo d’uovo con un goccio d’acqua e usatelo per spennellare la superficie di ogni biscotto. Questo donerà loro il tipico colore dorato e lucido una volta cotti.
4. La cottura: il segreto per la consistenza desiderata
Ecco il momento cruciale in cui deciderete il destino dei vostri roccocò. Preriscaldate il forno a 180°C. Per ottenere dei roccocò morbidi: infornate per circa 15-18 minuti. La superficie dovrà essere ben dorata ma l’interno resterà più tenero. Una volta sfornati, sembreranno ancora un po’ morbidi al tatto, ma si induriranno raffreddandosi, raggiungendo la consistenza perfetta per essere gustati anche da soli. Per ottenere i roccocò duri tradizionali: abbassate la temperatura del forno a 160°C e prolungate la cottura per circa 25-30 minuti. Devono cuocere più lentamente, asciugandosi perfettamente all’interno. Il colore sarà più ambrato, quasi brunito. Una volta sfornati, lasciateli raffreddare completamente sulla placca prima di toccarli. In entrambi i casi, l’odore di ammoniaca che sentirete in cottura svanirà completamente una volta che i biscotti saranno freddi, non preoccupatevi.
Il trucco dello chef
Il riposo dell’impasto può fare la differenza. Se avete tempo, una volta formato il panetto, avvolgetelo nella pellicola trasparente e lasciatelo riposare in frigorifero per almeno un’ora, o anche tutta la notte. Questo permetterà agli aromi delle spezie e degli agrumi di sprigionarsi e amalgamarsi perfettamente, regalando un sapore ancora più intenso e complesso ai vostri roccocò.
L’abbinamento perfetto
Il roccocò, specialmente nella sua versione dura, nasce per essere ‘maritato’ con un vino. La tradizione napoletana impone l’inzuppo nel vermouth, nel marsala secco o in un vino liquoroso. Per un’esperienza ancora più raffinata, provateli con un Passito di Pantelleria o un Moscato d’Asti. Le note dolci e aromatiche di questi vini si sposano alla perfezione con le spezie del biscotto, creando un equilibrio di sapori celestiale. Servite il vino scelto in piccoli bicchierini, pronti per accogliere ogni singolo morso.
Informazione in più
Il roccocò è un dolce la cui storia affonda le radici nel lontano 1320. Si narra che furono le monache del Real Convento della Maddalena di Napoli a creare per prime questa ricetta. Il suo nome deriverebbe dal termine francese ‘rocaille’, per via della sua forma barocca che ricorda una conchiglia arrotondata, ma anche e soprattutto dalla sua consistenza simile a una roccia (‘roccia’ in dialetto). Fa parte, insieme a mustacciuoli, susamielli e struffoli, del poker di dolci che non può assolutamente mancare sulle tavole partenopee durante il periodo che va dall’Immacolata all’Epifania. Ogni famiglia custodisce gelosamente la propria variante, con piccoli segreti tramandati di generazione in generazione, ma l’anima speziata e la presenza irrinunciabile delle mandorle restano il cuore pulsante di questa prelibatezza invernale.



