Chiudete gli occhi e immaginate. È la vigilia di Natale in Puglia. L’aria è pervasa da un profumo inconfondibile, un misto di spezie dolci, di fritto leggero e di mosto cotto che sobbolle lentamente sul fuoco. È il profumo delle cartellate, un dolce che è molto più di una semplice ricetta: è un rito, un ricordo d’infanzia, il suono delle risate in cucina mentre mani esperte e mani più piccole si intrecciano per creare piccole corone di pasta croccante.
Spesso, il timore di non riuscire a ottenere quella sfoglia sottile e friabile, quasi trasparente, frena anche i più volenterosi. Ma oggi, insieme, sveleremo tutti i segreti, passo dopo passo, per trasformare la vostra cucina in un autentico laboratorio di pasticceria pugliese. Non serve essere chef stellati, ma solo avere voglia di mettersi in gioco e di portare in tavola un pezzo di tradizione. Preparatevi a creare delle cartellate così perfette che sembreranno uscite dalle mani di una nonna di Bari. La magia sta nei dettagli, nella pazienza e, naturalmente, nell’amore. Iniziamo questo viaggio sensoriale nel cuore del Natale del Sud Italia.
60 minuti
20 minuti
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Ingredienti
Utensili
Preparazione
1. Creare l’impasto, il cuore della ricetta
In una ciotola capiente, o direttamente sulla spianatoia, mescolate le due farine. Formate la classica fontana, ovvero un buco al centro, come un piccolo vulcano. In un pentolino, scaldate leggermente il vino bianco con l’olio d’oliva e un pizzico di sale. Attenzione, non deve bollire, ma solo diventare tiepido. Questo piccolo trucco aiuterà l’impasto a diventare più elastico. Versate lentamente i liquidi al centro della fontana e, con l’aiuto di una forchetta, iniziate a incorporare la farina dai bordi. Quando l’impasto inizia a prendere consistenza, trasferitelo sulla spianatoia e lavoratelo energicamente con le mani per almeno 10-15 minuti. Dovete ‘sentire’ l’impasto che cambia sotto i vostri palmi, trasformandosi da un ammasso grezzo a una palla liscia, omogenea ed elastica. Per elastico si intende che, se provate a tirarlo, non si strappa subito e se lo premete con un dito, l’impronta tende a scomparire lentamente.
2. Il riposo, un momento di pura magia
Una volta ottenuto il vostro panetto perfetto, avvolgetelo strettamente nella pellicola per alimenti o copritelo con un canovaccio umido. Lasciatelo riposare a temperatura ambiente per almeno 30 minuti, ma se avete tempo anche un’ora intera. Perché questo passaggio è così fondamentale? Durante il riposo, il glutine, ovvero la rete proteica che avete sviluppato impastando, si rilassa. Questo renderà la sfoglia molto più facile da stendere sottile senza che si ritiri o si strappi. È un piccolo momento di attesa che farà un’enorme differenza sul risultato finale.
3. Tirare la sfoglia, l’arte della finezza
Prendete un pezzetto di impasto (lasciando il resto coperto per non farlo seccare) e appiattitelo leggermente con le mani. Ora entra in scena la vostra alleata più preziosa: la macchina per la pasta, chiamata anche sfogliatrice. Impostatela sullo spessore più largo e passateci il pezzo di impasto. Ripiegate la sfoglia ottenuta su se stessa e ripassatela un paio di volte. Questo passaggio serve a renderla più resistente. Ora, procedete a passare la sfoglia nei rulli, diminuendo gradualmente lo spessore a ogni passaggio, fino ad arrivare alla penultima o addirittura ultima tacca. Dovete ottenere una striscia di pasta lunga e sottilissima, quasi trasparente. Se non avete la macchina, armatevi di pazienza e di un buon mattarello, ma sappiate che raggiungere lo stesso livello di finezza sarà una vera impresa da campioni!
4. Formare le rose, un lavoro di precisione
Adagiate la sfoglia sottile sulla spianatoia. Con la rotella tagliapasta dentellata, ricavate delle strisce lunghe circa 30-40 cm e larghe 3-4 cm. Ora arriva la parte più artistica. Prendete una striscia e piegatela a metà per il lungo, senza però schiacciare il bordo. Partendo da un’estremità, pizzicate la pasta a intervalli regolari di circa 2 cm, creando delle piccole ‘tasche’. Queste tasche sono essenziali perché intrappoleranno il condimento. Una volta create le tasche per tutta la lunghezza, arrotolate la striscia su se stessa, come per formare una rosa o una girandola, avendo cura di sigillare bene l’estremità finale. Non preoccupatevi se le prime non saranno perfette, è un gesto che richiede pratica. Continuate così fino a esaurire tutto l’impasto, adagiando le cartellate formate su un vassoio leggermente infarinato.
5. La frittura dorata, il battesimo del fuoco
In una friggitrice o in un tegame capiente, scaldate abbondante olio di semi di arachide fino a raggiungere la temperatura di 170-180 °C. Se non avete un termometro da cucina, fate la prova dello stecchino: immergetelo nell’olio e se si formano tante bollicine intorno, la temperatura è giusta. Immergete poche cartellate per volta, per non abbassare troppo la temperatura dell’olio. Giratele delicatamente a metà cottura, fino a quando non saranno uniformemente dorate e croccanti. Ci vorranno solo un paio di minuti. Scolatele con una schiumarola e adagiatele su un vassoio ricoperto di carta assorbente per eliminare l’olio in eccesso. Lasciatele raffreddare completamente.
6. La vestizione finale con il vincotto
L’ultimo tocco trasforma un semplice fritto in un capolavoro. In un pentolino capiente, scaldate a fuoco dolcissimo il vincotto (o il miele, se preferite un gusto più classico). Non deve bollire, ma solo diventare più fluido. Se vi piace, potete aromatizzarlo con un pizzico di cannella o di chiodi di garofano macinati. Immergete ogni cartellata fredda nel vincotto caldo, aiutandovi con due forchette per ricoprirla completamente. Assicuratevi che il condimento entri bene in tutte le cavità. Scolate l’eccesso e adagiate le cartellate su un piatto da portata. Prima che il vincotto si solidifichi, decoratele con mandorle a lamelle, codette colorate o semplicemente lasciatele al naturale. Lasciate che si asciughino per qualche ora prima di servirle.
Il trucco dello chef
Per una friabilità ancora più accentuata, potete sostituire una piccola parte del vino bianco con dell’alcool puro per liquori (circa un cucchiaio). L’alcool, evaporando più velocemente in cottura, creerà delle micro-bolle nell’impasto, rendendolo incredibilmente leggero e croccante. Un altro segreto è la conservazione: una volta completamente fredde e asciutte, le cartellate si conservano per settimane in una scatola di latta a chiusura ermetica, diventando anzi ancora più buone con il passare dei giorni.
Quale bevanda abbinare?
Le cartellate, con la loro dolcezza intensa data dal vincotto, si sposano magnificamente con un vino passito del territorio. Provate un Moscato di Trani DOC o un Primitivo di Manduria Dolce Naturale DOCG, che con le loro note di frutta matura e spezie esaltano il sapore del dolce. Per chi preferisce un fine pasto diverso, un bicchierino di nocino o di un buon liquore all’alloro fatto in casa è l’abbinamento perfetto per pulire il palato.
Informazione in più
Le cartellate non sono solo un dolce, ma un simbolo denso di storia e significato. La loro forma a rosa o a corona viene interpretata in diversi modi dalla tradizione cristiana: c’è chi vi vede l’aureola o le fasce che avvolsero il Bambin Gesù, e chi invece la corona di spine della Passione. Questa duplice simbologia, che lega la nascita alla morte di Cristo, ne fa il dolce natalizio per eccellenza. Le loro origini sono antichissime e probabilmente risalgono a preparazioni simili dell’antica Grecia e Roma, a testimonianza di come la Puglia sia da sempre un crocevia di culture e sapori.



